lunedì 19 luglio 2010

Ungheria/5: Quando il gioco si fa duro.....

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Il caso Ungherese si sta facendo di ora in ora sempre più interessate perché potrebbe fungere da apripista per un nuovo modo di intendere i rapporti fra uno stato sovrano e le istituzioni finanziarie sovra nazionali:

La Cronaca dalle agenzie di stampa (grazie a Mercato Libero News):

19 luglio 2010 - 9:00
I colloqui tra l'Ungheria, il Fmi e la Ue si sono interrotti durante il week end dopo che Budapest si è rifiutata di implementare ulteriori misure di austerità. Lo ha dichiarato il Ministro dell'Economia, Gyorgy Matolcsy, durante un'intervista alla tv di Stato M1, aggiungendo che non c'è modo di implementare misure di consolidamento fiscale aggiuntive. Il Fmi e l'Unione europea, inoltre, non sono favorevoli al piano del Paese di imporre una tassa sul settore finanziario per incrementare le entrate di bilancio, ha spiegato Matolcsy, precisando che essi non vogliono neanche che venga ridotto lo stipendio del governatore della Banca centrale, Andras Simor. Infine, il Fondo monetario è contro il piano del governo ungherese di sostenere i mutuatari attraverso uno speciale fondo garantito dallo Stato a partire dal 2011, ha concluso Matolcsy.

19 luglio 2010 - 9:13
Nel fine settimana i negoziatori del Fondo Monetario Internazionale e dell'Unione Europea hanno abbandonato le trattative con l'Ungheria per la concessione di un piano di aiuti finanziari da 20 miliardi di euro. I funzionari del Fmi e della Ue hanno evidenziato che il governo di Budapest dovrà intervenire in modo più radicale per ridurre il proprio deficit e garantire maggior rigore nei conti pubblici.

19 luglio 2010 -9:31
(AGI) Budapest - Il ministro dell'Economia ungherese Gyorgy Matolcsy esclude nuove misure di austerity, oltre quelle gia' prese. La precisazione arriva dopo che sabato scorso sono stati sospesi i negoziati tra il governo di Budapest e il Fmi e la commissione Ue sulla revisione dell'accordo di finanziamento da 20 miliardi di euro raggiunto nell'ottobre 2008. La sospensione dei colloqui e' legata al rifiuto di Budapest di rivedere la sua politica economica e in particolare la tassa sulle banche, su cui Fmi e Ue hanno espresso preoccupazioni.
 

Il Commento di Rischio Calcolato:
Messo in questi termini il problema sta nel fatto che le istituzioni finanziarie sovra nazionali sono impegnate a farsi pagare il debito Ungherese purché le risorse non vengano prese dal sistema bancario!!, ma di che si tratta?
La materia del contendere è una tassa che il Governo Ungherese ha varato ad inizio Luglio per 700 milioni di euro correlata al patrimonio di banche e assicurazioni.Avete capito bene una PATRIMONIALE sulle banche!!. Leggete cosa afferma il ministro dell'economia Ungherese:

Hungarian Economy Minister György Matolcsy admitted last week that the European Union had ''serious doubts'' about the government's proposals.
''The Hungarian bank tax caused a storm in the global business community [...] There’s fear that if Hungary were to introduce a bank tax of this magnitude, then Germany, France, the UK, Romania and Slovakia would follow suit,
 E ha ragione se la tassa funzionasse, l'Ungheria sarebbe la splendida apripista di un redde rationem verso il sistema bancario europeo. Da qui la feroce reazione di FMI e (purtroppo) UE.


Rischio Calcolato appoggia il governo Ungherese, e fa notare come in Italia seppure in maniera estemamente ridotta si stia cominciando ad intraprendere questa strada con un aumento dell' IRES sulle sole assicurazioni  per 230 milioni di euro. (Fatte le debite proprzioni l'Ungheria ha tassato le banche e le assicurazioni per un equivalente italiano di circa 10.5mld di euro (700milx15) considerando che l'Italia ha un Pil di 15 volte superiore all'Ungheria).

Vedremo nei prossimi giorni come andrà a finire, la sensazione è che il governo Ungherese stimi (a ragione) che un eventuale default costi molto ma molto di più di di 700milioni di € all'anno alle banche che operano in Ungheria.

Va infine ricordato che i principali istituti bancari stranieri che operano in Ungheria sono (dal Financial Times):
The six biggest foreign-owned banks in the country are subsidiaries of Austria’s Erste and Raiffeisen, Italy’s UniCredit and Banca Intesa, Belgium’s KBC and Germany’s BayernLB


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