mercoledì 24 novembre 2010

Economia, libertà di stampa, ambiente: mondi sovrapponibili o paralleli?

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Rischio Calcolato ha ricevuto, e volentieri pubblica, questo articolo di Claudio Ferrante, ventinovenne avvocato di Palermo, esponente di un movimento chiamato “Pensiero Liberale”.



Oggi più di ieri l'economia sta prendendo sempre più campo nel dibattito pubblico e privato della nostra comunità.



Non occorre (più) conoscere il pensiero di grandi economisti per rendersi conto che i cittadini sempre più frequentemente discutono di crisi economica in riferimento alla propria vita quotidiana.


Anche i nostri rappresentanti politici, ormai, volgono la loro attenzione su questo argomento, al punto che il leader di un grande partito italiano, durante ha una conferenza stampa, ha esplicitamente detto che occorre parlare di economia.


Senza dubbio, quindi, questo tema è diventato il fulcro attraverso cui si muove tutto e su cui vi è un continuo accavallarsi di teorie e soluzioni.


Gli economisti liberali,ad esempio, sostengono che in un mercato libero non deve mai esserci la presenza dello Stato, ma prendendo spunto da Smith almeno come punto di partenza, tutto deve rientrare nelle regole che lo stesso mercato si dà.


Il problema, però, si pone quando occorre conciliare questo, ad altri principi di fondamentale importanza quale è la libertà di stampa connessa, ovviamente, alla libertà di pensiero.


In Italia, quasi tutti i quotidiani ricevono finanziamenti pubblici che, unitamente all'acquisto da parte dei lettori, ne permettono la sopravvivenza. Come rovescio della medaglia, si deve sottolineare che molto spesso si è proceduto al finanziamento di giornali a tiratura, diciamo così, limitatissima.


Ecco, allora, il dubbio amletico: anche i giornali dovrebbero sottostare alle regole del libero mercato senza alcun contributo pubblico?


In applicazione rigorosa delle leggi economiche, si dovrebbe rispondere affermativamente.


Pur tuttavia, non si può trascurare il principio del bilanciamento di interessi, che nel caso specifico, sembrerebbero contrapposti: da un lato, infatti, vi sono le regole del mercato; dall'altro la libertà di stampa ed in particolare il diritto per ogni cittadino di leggere ( e quindi conoscere) punti di vista differenti su una precisa tematica.


La premessa da cui occorre partire per cercare di dirimere la questione è che quello attuale non è sicuramente il mercato teorizzato dai liberisti.


Infatti, se è vero che la concorrenza favorisce i consumatori, è altrettanto vero che questa è falsata dalla violazione di diritti civili che inevitabilmente incide sui prezzi dei beni.


Tornando all'argomento che ci interessa, la revoca dei finanziamenti pubblici alle testate, vista la crisi economica imperante, non potrebbe che portare al mantenimento se non al rafforzamento delle oligarchie a scapito di piccole realtà editoriali e ancor prima di potenziali grandi penne giornalistiche.


E' chiaro, però, che ciò non vuol dire mantenere lo status quo con gli errori che questo ha comportato, sia da un punto di vista economico che da un punto di vista ambientale.


Uno stato che decidesse di intervenire in soccorso della stampa, dovrebbe anche intervenire per l'ambiente, introducendo poche ma chiare regole a garanzia di un più corretto equilibrio tra le forze in campo e con un occhio di riguardo per la natura.

Si potrebbe, perciò, subordinare il finanziamento pubblico all'utilizzo di carta riciclata o, anche sulla scia dello sviluppo tecnologico, all'ingresso del quotidiano sul web.


Ciò comporterebbe anche un evidente abbattimento dei costi e chissà, anche l'aumento delle testate giornalistiche.


Attraverso queste semplici riforme, i tre principi su cui dovrebbe poggiarsi qualunque paese democratico,diverrebbero un unicum a vantaggio della collettività e non mondi lontani e contrapposti.


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1 commenti:

Anonimo,  24 novembre 2010 18:08  

Perchè se lo Stato ti ruba i soldi per darli tipo a Feltri o a Ferrara o ai cialtroni del Manifesto, che altrimenti chiuderebbero al volo con le cazzate immani che propongono, smette di essere un furto se fatto con carta riciclata che fa felici gli alberi che così quando con altri soldi rubati dallo stato verranno spianati dai bulldozzer per far posto ad altre interminabili colate di cemento (quando va bene, vedi l'Aquila, se no una vaga approssimazione) li potremo buttare negli inceneritori salutari come tutti sanno perchè finanziati anch'essi coi soldi rubati dallo Stato per fare l'energia rinnovabile ecologica.

Se proprio dobbiamo raccontare barzellette, almeno che facciano ridere.

Hiei

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