venerdì 26 novembre 2010

Euro: la perdita dell'innocenza tedesca...

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di: Matteo Olivieri (Leaf)

Cosenza (Italy), 26 Novembre 2010
Nell'articolo 'Irlands Lage ist nicht so schlimm, wie getan wird' apparso oggi su DIE WELT, il Presidente del prestigioso istituto tedesco di economia IfO, Hans Werner Sinn, sostiene tra le altre cose che a seguito dell'ingresso nell'Unione Monetaria Europea, la situazione dell'economia tedesca sia tutt'altro che migliorata, per come invece molti suoi altri colleghi tedeschi e internazionali sostengono.
I suoi argomenti, che trovano in me apprezzamento, sono:
  • Troppo capitale è uscito dalla Germania con destinazione le altre economie europee, in questi anni;
  • Questa fuoriuscita di capitali rappresenta circa i 2/3 dei risparmi tedeschi, e sono stati investiti all'estero. Solo un terzo è rimasto in Germania, contribuendo a nuovi investimenti domestici in fabbriche, macchinari, scuole o strade;
  • I risparmi tedeschi investititi negli altri paesi europei hanno causato impoverimento di risorse in Germania e un utilizzo di queste risorse in consumi, invece che in investimenti, negli altri paesi europei;
  • L'ampliamento dell'Unione Europea a Stati 'deboli' ha accelerato questo meccanismo di trasferimento di risorse, il quale ha prodotto l'illusione di maggiore ricchezza, per via di enormi somme di denaro affluite in questi paesi nel corso degli anni;
  • I paesi europei hanno approfittato di queste forme di finanziamento a più buon mercato, mentre esse sono da considerare a rigor di logica "perdite di capitale" per la Germania, cui hanno fatto fronte le maggiori esportazioni di beni di cui ha potuto beneficiare quest'ultima;
  • Le perdite di capitale hanno portato la Germania in una sorta di stagflazione e di progressiva crisi.
E' la prima volta dal 2005 ad oggi che leggo un'analisi tanto chiara e tanto in linea con il mio pensiero. L'articolo tuttavia non approfondisce la questione del come mai si sia potuta verificare questa persistente fuoriuscita di capitali tedeschi verso i restanti paesi europei, tanto più che l'Europa ha un unico tasso di interesse, stabilito dalla BCE, pensato proprio per rendere uniformi le condizioni di mercato in tutta l'Area Euro.
Nel mio paper del 2005 'The Bug in the European Monetary Architecture: Can a Collapse Still Be Avoided?' affronto questo argomento e fornisco una risposta 'scomoda': la causa è da individuare nel disallineamento nei tassi di cambio delle ex-valute nazionali. Che un disallineamento nei tassi di interesse implichi poi distorsioni nelle previsioni di crescita e di tassi di inflazione di un'economia, è un qualche cosa che si può trovare in qualsiasi libro di testo di economia.
Attendersi che qualcuno ammetta l'esistenza di questo "peccato originale" dell'Euro, è - a mio avviso - al momento ancora da escludere. Tuttavia, piano piano si stanno facendo passi in questa direzione (e l'articolo di oggi ne è la prova).


NB: per scelta editoriale, gli articoli che appaiono sul sito web del DIE WELT non possono essere "copiati-e-incollati". Avrei voluto citare i passaggi chiave di questa importante intervista, ma trascriverli mi prenderebbe troppo tempo. Considero questa politica editoriale controproducente e contraria al principio di libera circolazione della stampa, ancorchè la fonte venga regolarmente citata.


Matteo Olivieri
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