giovedì 25 novembre 2010

EUROPA ...un'impostazione PREDEFINITA...fino a quando..???

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Articolo di Carlo Scalzotto

Martedi scorso in un articolo del Financial Times si leggeva ** I leaders spagnolo e portoghese spinti da Bruxelles, stanno combattendo una battaglia di retroguardia, in modo da convincere gli investitori che non vi è alcun bisogno di ulteriori salvataggi nella zona euro, dopo quello concordato per l'Irlanda durante il fine settimana .

"Assolutamente no", ha detto Elena Salgado, ministro delle Finanze spagnolo, quando lunedì scorso, ha chiesto in un'intervista radiofonica, se la Spagna ha bisogno di aiuto da parte dell'Unione europea. "La Spagna sta facendo tutto ciò che ha promesso di fare, con risultati tangibili".

Il Portogallo è considerato dagli economisti e dagli investitori del mercato obbligazionario, come il prossimo candidato per un salvataggio dopo quello di Grecia e Irlanda. Ma José Sócrates, ministro portoghese, era fermamente convinto che non ci sia "alcun legame" tra il salvataggio dell'Irlanda e quello preannunciato sul Portogallo. "Il mio paese non ha bisogno di aiuto da nessuno per risolvere i propri problemi", ha detto il ministro, sostenendo che il suo governo ha una strategia ben chiara per ridurre il proprio deficit di bilancio!**

La verità è che non abbiamo bisogno di smentite ufficiali per sapere cosa stava accadendo. Tutto quello che sta per accadere in Europa ha parecchi riferimenti storici secondo un copione standard, che poco lasciano all'immaginazione, ma dal quale si possono intravvedere le seguenti previsioni:

1. La Grecia sarà costretta al default ed a ristrutturare il proprio debito. L'idea che lo stato ellenico possa aumentare le probabilità di una via d'uscita sono fantasie. Se ce ne fosse bisogno, ricordiamoci che quando i paesi sono in condizioni finanziarie disastrose, hanno di fronte soltanto un sistematico disinvestimento e una crescente fuga di capitali.

2. La Grecia non sarà l'unico inadempiente. Spagna, Portogallo, Irlanda, Italia, Belgio e gran parte dell'Europa orientale, dovranno affrontare gravi crisi finanziarie e possibili dolorosi defaults.

3. In questi paesi il radicalismo politico avrà come come conseguenza un aumento inesorabile del crescente conflitto di classe.

4. Allora perché non ingoiare il rospo e farla finita? Si sa che il sistema bancario europeo anche se dovesse ristrutturare il proprio debito, nello scenario in cui si trova, non potrebbe sopravvivere a lungo!

5. Come potrebbero le banche piene di "junk bond" a decollare nei mercati europei con il settore del prestito paralizzato dalla paura.?

6. Diversi paesi, saranno costretti a scegliere tra rinunciare ai diktat eruropei (leggasi Germania) accettando alti tassi di disoccupazione per diversi anni, o rinunciare definitivamente all'euro. Per concludere questa riflessione devo constatare che (non so come) una volta attenuata la tensione su questa crisi, l'Europa dovrà scegliere o essere un soggetto unificato con sovranità fiscale opzionalmente stabilita a Berlino o a Bruxelles, o rimanere una comunità frammentata con poche possibilità di ricongiungimento.
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1 commenti:

Anonimo,  25 novembre 2010 16:31  

Cavolo, è seccante quando un bell'articolo si rovina sul finale con la solita sparata in cui magicamente "il problema" diventa "la soluzione". ;)

Hiei

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