martedì 30 novembre 2010

Il contagio

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post di: Matteo Olivieri

Cosenza (Italy), 30 Novembre 2010

La notizia del pacchetto di aiuti all'Irlanda (e Grecia) è stata già digerita dai mercati. Mentre la diplomazia europea ancora si esprime con dichiarazioni volte a difendere la decisione presa, comincia a diffondersi la paura di un contagio ad altre economie europee. L'Euro crolla, azioni in Borsa e i Titoli di Stato vengono venduti in massa, i rendimenti sui Titoli di Stato continuano ad aumentare (fonte FAZ 29/11"Die Irland-Rettung verunsichert die Anleger').

Aktienmarkt: Die Irland-Rettung verunsichert die Anleger
Personalmente non credo che tale pericolo sia concreto ed imminente, tuttavia guardo con molto pessimismo alla qualità delle decisioni che finora sono state prese.
L'unico tentativo finora fatto è quello di prestare denaro a debito alle economie in difficoltà, ad un tasso di favore rispetto a quello che economie in difficoltà otterrebbero sul mercato, ma solo leggermente superiore a quello che economie (al momento) in salute riescono ad ottenere con tanti sforzi.
Ecco perchè i rendimenti dei Titoli di Stato a 10 anni continuano a divergere. Per esempio, nel caso della Spagna, il rendimento era ieri 5,318%, poco sotto il 5,8% che Grecia e Irlanda dovranno pagare per rimborsare il prestito ricevuto dall'Unione Europea/Fondo Monetario Internazionale.
Anche il Prof. Barry Eichengreen è dello stesso avviso, per come riportato nell'intervista di ieri 29 novembre su FAZ '„Deutschland könnte D-Mark wieder einführen“': l'unico aiuto è finora consistito nell'aggiungere debito su debito...così non può andare avanti a lungo (il Prof. Eichengreen sostiene poi la necessità di una riconversione del debito, cosaamioavviso nonnecessaria, ndr): 'Das Prinzip der Rettungsaktionen ist bislang: Man packt auf die alten Schulden einfach neue Schulden drauf. So kann das nicht funktionieren. Teil jeder Rettungsaktion muss eine Restrukturierung der Schulden sein, eine Umschuldung'.
Questo meccanismo rivela a mio avviso delle criticità, poichè annulla qualsiasi differenza tra merito e demerito, rendendo di fatto antieconomico la ricerca di fondi sul mercato per i paesi (al momento) sani.

Ecco una selezione di Titoli di Stato a 10 anni, secondo le quotazioni di ieri (fonte FAZ):
Staatsanleihen: Deutlich steigende Renditen in Spanien
Interessante poi notare che la Grecia stia continuando ad indebitarsi a tassi dell'11,572%, segno evidente (ce ne sono mai stati dubbi? ndr) che i 110 Miliardi di Euro concessi non sono sufficienti per risolvere i problemi. Anche l'"ombrello europeo", comeè stato definito il pacchetto di aiuti - diventa una goccia nel mare, se la situazione dovesse degenerare.
A guardare bene infatti, il bisogno finanziario dei principali paesi europei per i prossimi anni sta aumentando, toccando una cifra in media compresa tra il 20 ed il 30% del Prodotto Interno Lordo, a seconda dei paesi.
Staatsanleihen: Deutlich steigende Renditen in Spanien

Staatsanleihen: Deutlich steigende Renditen in Spanien


In queste condizioni, viene ovviamente da chiedersi quanto ancora a lungo potrà andare avanti questa situazione. E' ovvio che nel momento in cui si ripagheranno i debiti, le condizioni di vita delle persone peggioreranno, a meno che non si voglia sperare in una miracolosa, quanto al momento illusionaria speranza di prodigiosa crescita economica futura.
AGGIORNAMENTI
30 Novembre 2010: Dello stesso avviso The Economist, che nell'articolo di ieri 'Not reassured', lascia intravedere uno scenario inquitante: se i tassi di interesse richiesti dal pacchetto di aiuti europeo sono inferiori a quelli correnti sul mercato, i paesi interessati non troveranno forse un incentivo a sovra-indebitarsi?

[Io aggiungo: per un uso proficuo di tali somme, esse dovrebbero essere investite in attività domestiche che garantiscano un ritorno almeno superiore al 5,8%...quali sono?]

Così scrive The Economist: 'Why the negative reaction? The problem with the bailout is that it doesn't really solve much. Perhaps the higher capital ratio being imposed on Irish banks might persuade foreign depositors to keep their money in Irish banks, but as I argue in my latest column, there is no real incentive for nervous depositors to take the risk of hanging on. The bailout package will tide the country over in the short term. But an interest rate of 5.8% is still more than the country can afford. Since the economy is not going to grow at 5.8% a year, the debt/GDP ratio will keep rising. At the end of the bailout term, Ireland will still have very high debts. (...). The issue is just the same for Greece and Portugal which have both shown, by consistent current account deficits, that they have a competitiveness problem. A temporary loan doesn't solve this problem. That leaves default, or devaluation or both; solutions which naturally make creditors nervous. the yields on peripheral country bonds rise sharply at longer maturities. The CDS market is pricing in a 77% chance of Greek default over the next 10 years'.

Matteo Olivieri
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