mercoledì 24 novembre 2010

Il Liberale: Sollazzi costituzionali

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Il Liberale è Alessio di Carlo (breve biografia in fondo al post)

Sollazzi costituzionali
di Alessio Di Carlo
Leggo dell'iniziativa legislativa della senatrice radicale Donatella Poretti volta alla cancellazione del riferimento al termine ‘lavoro’ dal primo articolo della Costituzione italiana. Al suo posto la parlamentare toscana preferirebbe le parole ‘diritto’, ‘liberta’ o ‘persona’, più vicine al concetto di comunità delle democrazie occidentali.

Credo di rientrare, insieme alla senatrice Poretti e ad un altro sparuto gruppo di connazionali, tra i pochissimi che ritengono il tema di qualche interesse che vada oltre quello strettamente storico-culturale e che, addirittura, meriti una proposta legge di revisione costituzionale (peraltro di dubbia realizzabilità, persino in astratto, essendo in discussione il disposto di uno dei cosiddetti Principi Fondamentali) con tanto di doppia lettura delle camere, maggioranza qualificata, possibilità di referendum confermativo ecc. ecc.
Innanzitutto una notazione doverosa: l'articolo 1 vigente parla di “Repubblica [democratica] fondata sul lavoro”: un'espressione priva di qualsiasi significato logico letterale ed individuata dalla componente democristiana dei costituenti per mediare tra i liberali che chiedevano un riferimento espresso alla parola "libertà" e la componente social-comunista che avrebbe prediletto il richiamo a quella “lavoratori”.

Di qui il parto di una locuzione dal valore meramente retorico, esattamente sulla scorta di quanto accadde in numerosi altri punti della Suprema Carta allorquando – dinanzi alla contrapposizione tra le componenti laiche e quelle socialiste – i democristiani intervennero “mediando” con formulazioni prive di significato ma (anzi, proprio per questo) capaci di porre fine ai contrasti insorti tra le parti più politicamente distanti tra quelle chiamate a scrivere la Carta.

Si prenda, a titolo d'esempio, la sorte toccata al voto che – tirato per la giacchetta tra chi voleva fosse ritenuto un dovere rispetto a coloro che ne chiedevano il riconoscimento quale diritto – è finito per essere qualificato come “dovere civico”. In altre parole, un bel niente giuridico.

Nel caso dell'articolo 1 della Costituzione, da liberale, non avrei che potuto auspicare il richiamo alla parola “libertà” oppure a quella di “individuo”, piuttosto che al termine “persona” propugnato dalla senatrice Poretti.

Ma si tratta, come dicevo all'inizio, di un genere di questioni che – assai interessanti per la parlamentare radicale, il sottoscritto e pochi intimi – probabilmente non turbano i sogni della stragrande maggioranza degli italiani e la cui soluzione richiederebbe un dispendio di energie parlamentari che non solo il Paese non può permettersi ma che, più probabilmente, non ha a disposizione.

Ed allora una proposta, che peraltro avrebbe il pregio di richiedere l'approvazione di una legge ordinaria e non di rango costituzionale: anziché spingersi a definire su cosa la Repubblica democratica dovrebbe fondarsi, perché non soffermarsi un attimo sull'aggettivo? Quel “democratica” calpestato da decenni di partitocrazia e recentemente infangato da una legge elettorale semplicemente abominevole?

Ecco, in questo modo, ancorché le cose dovessero rimanere immutate (circostanza sulla quale sarei pronto a scommettere), la presa per il culo per i cittadini sarebbe meno vistosa e soprattutto meno dispendiosa.
Ci sia concesso, almeno, questo.

Alessio di Carlo: Dopo una lunga militanza in vari soggetti dell'area radicale ed essere stato iscritto al Partito Liberale, nel 2005 ha aderito al movimento dei Riformatori Liberali di cui ha ricoperto il ruolo di componente del Direttivo Nazionale.Nel 2006 ha fondato – insieme a Mauro Mellini – la testata editoriale on line Giustizia Giusta (www.giustiziagiusta.info ) di cui è tuttora proprietario ed editore.Collabora stabilmente con il quotidiano l'Opinione riguardo a tematiche attinenti la politica e la giustizia.
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