venerdì 26 novembre 2010

Nota Politica: Bandiera rossa la trionferà

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di Salvatore Antonaci (neolib.eu)
Ha meritato solo qualche articolo scarno e nemmeno troppo benevolo il battesimo della neonata “Federazione della Sinistra”, l’ennesima fusione fredda a sinistra questa volta tra comunisti di diversa obbedienza. La cornice quella di molti congressi socialisti e radicali: il mitico hotel Ergife sull’Aurelia a Roma, non lontanissimo dal Vaticano. Assente, causa trasferta transoceanica, l’ex compagno Vendola restio ad indossare i panni evangelici del figliol prodigo, ma impegnato, a legger le cronache del palazzo, nel tentativo non impossibile di guadagnarsi i paramenti di sommo sacerdote in quel vero campo di Agramante cui è ridotto il centro-sinistra italiano.

Non che sul versante opposto stian meglio, per intenderci, tutt’altro; anche se qui servirebbe evocare, forse, l’armata di un noto capolavoro monicelliano.
Tornando a bomba, incassata la quasi totale indifferenza delle forze, per così dire, politiche, i congressisti si sono accontentati di celebrare le assise nel consueto tripudio di bandiere rosse, canti propiziatori e chilometrici quanto infiammati ordini del giorno. Ma su tutto e su tutti aleggiava un’insopprimibile aura di nostalgia per il bel tempo che fu. Più una mesta cerimonia commemorativa dal sapore museale officiata da elegantissime cariatidi che una palestra vibrante di politiche emozioni, insomma.

Le ricette per “ritornare a vincere e convincere”? Via dalla NATO, via dall’Afghanistan, via le basi USA dal suolo patrio, meno precarietà e più lavoro per tutti e, dulcis in fundo, tasse a gogò sulle imprese ed il capitale produttivo. Nulla di nuovissimo, come si vede. Un po’ di retorica ambientalista ed un contentino per i cultori dei diritti civili con l’apertura verso i matrimoni gay e l’antiproibizionismo sulle droghe. Un tantino strumentalmente visto che nella precedente e fugace esperienza governativa la compagine rossa non si illustrò per un impegno accanito nelle suddette materie.

Già. Il governo. Non quello in carica, ovviamente, ma un possibile futuro esecutivo ennesima riedizione dell’eterno centro-sinistra nazionale. La decisione emersa è quella di non farsi invischiare nelle sabbie mobili di un gabinetto di coalizione, ma di mirare alla semplice sopravvivenza parlamentare (che vorrebbe anche e soprattutto dire un po’ di schei in rimborsi elettorali) con un accordo elettorale col disastrato PD o perfino con qualche frattaglia centrista. Un boccone assai indigesto per chi si era fatta la bocca buona discettando di palingenesi dell’umanità e massimi sistemi. Ma oggi, più che mai, vige la ferrea legge del fine che giustifica i mezzi ed impera la nota massima longanesiana del tengo famiglia. D’altronde la rivoluzione continua a non essere un pranzo di gala…

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