venerdì 12 novembre 2010

Il fax non squilla più

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Rischio Calcolato ha ricevuto questa mail, che volentieri pubblica. E’ una lettera scritta da un imprenditore che ci ha chiesto, per evidenti motivi, di restare anonimo e che ci pare rappresentativa della situazione di tanti, troppi imprenditori che, ignorati dalla stampa e dalla politica, sono in tale difficoltà da mettere in dubbio la continuità aziendale. E si parla anche di aziende solide, con una storia pluri decennale alle spalle, passate attraverso molte altre crisi, sempre terribili, ma mai come l’attuale.

Volentieri pubblichiamo e, anzi, invitiamo chiunque volesse inviarci commenti sulla sua situazione e su come essa non si rifletta sui media, di spedirli a rischiocalcolato@gmail.com .

Il fax non squilla più

È da qualche tempo che, al mattino mi trovo ad ascoltare alla radio una rubrica chiamata “Venti di Ripresa, l’Italia che riparte”

La storie, raccontate tramite delle interviste, sono, in pratica, quasi sempre uguali le une alle altre: descrivono aziende che, nel 2009, hanno subito un grosso calo, diciamo del 30% sul fatturato, e che, nel 2010, sono tornate a crescere. In genere descrivono anche come abbiano fatto, e qui si dividono tra quelle [aziende] che hanno licenziato metà dipendenti e quelle che hanno cambiato, spesso in modo radicale, i prodotti o servizi offerti. Nella quasi totalità dei casi si parla di aziende che non vendono al pubblico ma che, o esportano, o hanno come clienti altre aziende.

Io ascolto, e mi interrogo: ma quand’ è che sono state raccolte quelle interviste? Perché, non so a voi, ma a me il fax non squilla.

Certo, ci sono stati mesi in cui [il fax] pareva essersi un po’ ripreso, che portasse, finalmente, di nuovo qualche ordine ma, da settembre in poi, pare essersi trasformato in un inutile soprammobile. Persino le offerte [sempre via fax] di servizi telefonici, quelli che mi proponevano quotidianamente di cambiare operatore in cambio di mirabolanti regali e tariffe imbattibili, si sono lentamente diradate fino a sparire.

Per fortuna, ogni due o tre settimane, arriva l’ordine grosso, quello riesce ancora a tenermi un po’ a galla. Arriva sempre e comunque dall’estero, di solito dalla Cina. Purtroppo, sono ormai anni che il mercato italiano continua a scendere e lo stesso dicasi per quelli tedesco e francese. Non parliamo neppure di Spagna Irlanda e Regno Unito, un tempo mercati fondamentali, oggi solo ricordi di un business che non c'è più.
La stessa Germania, che pare bearsi di una ripresa sorprendente, rilascia in continuazione dei dati sull’andamento dei consumi delle famiglie che fanno paura. In pratica il consumo delle famiglie gli è regredito fino a tornare ai livelli di un decennio fa in termini reali. Mi domando, come fanno a dire di essere cresciuti se sono al livello di un decennio fa? Che crescita è se la ricchezza distribuita diminuisce? Senza contare che, come normale, il paniere dei consumi si deve essere allargato almeno quanto il nostro, comprendendo internet, televisione satellitare, telefonia mobile e mille altre cose che 10 anni fa non avevano lo stesso impatto. Di sicuro, gli agenti che mi distribuivano i prodotti in quel paese hanno tutti abbandonato ogni speranze e restituito il campionario, e non solo il mio, che i costi degli spostamenti non erano più giustificati dagli introiti.

Io produco merce destinata ad essere venduta nei negozi: cose troppo particolari e ricercate per essere vendute nella grande distribuzione, ma di prezzo assolutamente accessibile. Roba che è sempre stata considerata bella, di quella che cerchi per il rapporto prezzo qualità e perché non ce l’hanno tutti. Quello che mi spaventa di più sono i miei clienti: sono sempre di meno, e non perché mi abbiano abbandonato per favorire la concorrenza. Certo alcuni l’hanno fatto, ma tanti, troppi, hanno semplicemente chiuso i battenti ed al loro posto ci sono o cinesi o monomarca che vendono prodotti cinesi. Se i miei clienti si estinguono, io che faccio? Come mi riciclo se “i grandi” vanno a comprare direttamente in Cina paccottiglia da rivendere a 50 volte il suo valore? Sono sempre stato un imprenditore, non ho l’età per ricevere una pensione che, comunque, non avrebbe un ammontare tale da permettermi un’esistenza decente. Che faccio? Dove vado? Dove scappo?

In primavera pareva le cose si stessero rimettendo un po’ meglio, poi la doccia fredda delle fiere d’autunno in cui non c’è stata affluenza di clienti. I corridoi erano vuoti, per tutti, non solo per me. Ed è stato il segnale dello stallo in cui si vive ora: è novembre, dovremmo non avere mani per lavorare, ed invece siamo a guardare le notizie sportive su internet.  ( nota: vedi questo link )

Guardo in giro le scrivanie vuote dei collaboratori che non ci sono più, il viso del magazziniere che si inventa cose da fare ma che non ha ordini da evadere, ascolto un silenzio mai sentito prima e mi domando: ma sono io che ho sbagliato? Poi sento un amico, e mi racconta le stesse cose che vivo ogni giorno: il fax che non squilla, le mail che non arrivano, il telefono che tace.

Eppure ho fatto le cose che dovevo, mi sono impegnato, ci ho rimesso festività, domeniche e serate: ho una nuova collezione, bella, innovativa, col prezzo giusto…ma mancano clienti che mi chiedano i nuovi, fiammanti cataloghi per vederla.

Porto a scuola un figlio e sento parlare di scioperi, non mi chiedo neppure perché li facciano: ma che senso ha? Possibile che gente che ha la certezza di portare a casa i soldi ne pretenda ancora? Io che mi sto mangiando il capitale e indebitando per resistere, vedo gente che dovrebbe essere pagata dalle tasse che non posso più versare e che chiede di più. Ed io ho sempre di meno.

Per radio sento l’ironia su quelli, tantissimi che non pagano le tasse per reddito basso: e mi sento coinvolto, perché già l’anno scorso sono andato in perdita, e quest’anno va peggio… mi accusano di non essere congruo? Mi verrebbe voglia di autodenunciarmi, di fare venire un controllo: che vedano le sedie vuote, il fax silenzioso, il magazzino con le luci spente.

Le ferie non le ho fatte, la macchina non l’ho cambiata e neppure mandata dal carrozziere, a cena fuori con mia moglie, poco se non niente, anche i regali di Natale, quest’anno, beh, solo ai bambini. Ho una marea di spese fisse, una volta erano, se non marginali, almeno non così importanti. Oggi sono la parte maggiore delle mie uscite.

Mi domando se tirare avanti.. ma cosa posso fare? Sopra i 45 da chi vado? E se poi l’economia riparte e non ci sono? E dove riprendo i contatti ed i dipendenti coi quali hai convissuto per una vita?

Magari ho fatto male a non accettare quel posto pubblico, mi pareva sterile passare le mie giornate senza adrenalina, puntavo in alto ed il concorso l’avevo fatto per scherzo, per accompagnare un amico. Ed oggi mi domando come ci si senta ad essere il mio amico che vive senza paura.

Ps.:Mentre scrivevo questa lettera il fax non ricevuto nulla, il telefono non ha mai squillato, la mail è restata vuota. Ma sono solo io? Ditemi, sono solo io?
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12 commenti:

CARLO SCALZOTTO 13 novembre 2010 00:50  

No..non è il solo, questo imprenditore ad avere questi problemi. Ve lo dice uno che fino a 3 anni fa faceva l'imprenditore con dipendenti (poco più che un artigiano) ma che per ben 30 anni ha sempre lavorato in proprio. Negli ultimi tempi (parlo del 2007) le cose si erano maledettamente complicate fino ad arrivare ad un bivio: o ti riorganizzi investendo e rischiando, oppure chiudi. Sentito il mio commercialista...ho preferito liquidare tutti e ritirarmi, consapevole che continuare sarebbe stato peggio che smettere. M'è dispiaciuto...ma se continuavo, piano piano erodevo anche quello che avevo risparmiato fino a quel momento, togliendo serenità alla mia famiglia.

Anonimo,  13 novembre 2010 09:17  

per comprendere dobbiamo ricordare che dagli anni 80 che le imprese hanno cominciato a delocalizzare di conseguenza non c'è più niente da fare

Luigi Lucato 13 novembre 2010 09:22  

ecco questo è il collasso del sistema ... Petrolio , Energia , Ambiente ... ecc.

No è finita la voglia di creare , sognare ...
il mondo che ci circonda ha spento anche il cuore lo spirito
a forza di globalizzare abbiamo delegato ad altri anche i sogni ,
il costruire il nostro futuro

è gli altri creano e costruiscono il loro futuro
mentre noi ... COLLASSO

Ho chiuso con l'attività in proprio nel 2004

vorrei ripartire con una nuova attività ... ma non si può uscire dallo schema
non si può creare , sognare ... non esiste più cuore e spirito
solo regole su regole ( ECONOMICHE)
quanti vincoli , quanti balzelli ... per alimentare un sistema morente

ma se non posso seguire
il mio cuore , il mio spirito non posso creare e sognare
... e cosi' tanti altri
semplicemente il sistema CROLLA.

Cercherò (comunque) di creare una mia nicchia,
una alternativa , con qualche bella persona ( si trovano ancora)
(in cui contino Spirito , Cuore , Amore ...)
fuori da questa società ...
... ma che brutto futuro per questo mondo ECONOMICO.

Luigi Lucato

http://forum.crisis.blogosfere.it/viewtopic.php?f=10&t=1492&p=27866#p27866

sakura 13 novembre 2010 12:10  
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
ugo 13 novembre 2010 12:16  

ieri ho letto su televideo i dati finanziari italiani

le entrate dello stato sono calate del 1.7%

a sentire queste persone sembra che ci sia un calo dell'attivita'e conseguenza entrate fiscali del 50%

sicuramente per una persona che ha sempre lavorato in proprio non e' un bel momento, e tante ditte chiudono per svariati motivi, sembrerebbe che a fronte di prodotti che possono stare sul mercato non ci sia piu chi li acquista....
quindi pensate anche a questo, in italia fino ad ora si e' pensato soltanto a pagare meno i dipendenti, ad evadere il max delle tasse possibili, a investire possibilmente all'estero, poi si piage per le conseguenze.....

P.s. io sono uno che dopo 25 anni nel privato e' entrato nella P.A.
guadagno meno, ma sto bene( tremonti ci ha congelato gli stiendi fino al 2013)....e mi accontento. purtoppo quelli che reggono la nazione i lavoratori del privato, invece di essere valorizzati, sono sempre piu presi a pesci in faccia, sfruttando anche il momento particolare, e poi................vi lamentate che nessuno compra???????????????

Anonimo,  13 novembre 2010 16:10  

delocalizzano . si, ma si spostano come uno sciame di cavallette:
quando hanno mangiato in un posto , si spostano dove si può mangiare di più :

http://www.rassegna.it/articoli/2010/11/12/68594/vivere-e-lavorare-in-vietnam-a-30-anni-sei-da-buttare

se questi sono i sistemi di sviluppo, allora regrediamo pure visto che non c'è progresso in questo sfruttamento .
scusate l'off topic .

---------
non c'è da stupirsi che l'economia dei paesi esportatori dell'area euro stia rallentando fortemente, secondo il bollettino ocse l'Italia era in fase di downturn, non grave come altrove ma noi abbiamo molti altri problemi strutturali .

Anonimo,  13 novembre 2010 23:17  

Sicuramente le cose dette sono solo una piccola parte di quanto sta accadendo. Il sistema sta collassando perche' non si produce, pertanto chi doverbbe produrre, distribuire, vendere non c'e' piu' e non ha i soldi per spendere. Non so che il ritorno a una situazione di dazi compensativi che facciano livellare il dumping dei prezzi praticati dai paesi dell'est porti a dei benefici. In primis fa si che la produzione di una serie di prodotti possa essere competitiva anche in europa alias italia. Ma dobbiamo anche pensare di diminuire le spese fisse delle tasse ed altro per poter essere competitivi. Quindi tutti dovrebbero avere qualcosa di meno pubblica amministrazione compresa.
Sasa

Anonimo,  14 novembre 2010 00:09  

...ne avrei di cose da dire...che non vanno...dico solo che chi va bene oggi sono i DIPENDENTI PUBBLICI con stipendi vicini al 1500 euro mese...magari lavorano tutti e due i coniugi...casa di proprietà lasciata dai genitori...2 figli...loro non solo non hanno problemi economici ma tutte le garanzie del sistema...tutte...io dopo 15 anni di lavoro dovrò chiudere e lasciare a casa le mie due impiegate...cè solo burocrazia e costi assurdi...se mi offrissero un lavoro qualsiasi dipendente a 1200 euro mese andrei di corsa!...in 3 anni ho accumulato solo debiti!...a 47 anni dove vado?...qui si paga anche l'aria che si respira!

Anonimo,  14 novembre 2010 02:48  

in questo bel periodo di vacche magre vanno in giro i signori dell'ufficio delle entrate come pitt bull affamati, cercano di far del male a chi lavora ed e' anche attento alle regole. Dicono che devono prendere i soldi dove ci sono.....Applicano il metodo induttivo, loro, senza tener conto del crollo della borsa e delle coseguenze relative. Consigliano fraternamente di transare sulle somme verbalizzate, ma dico io, non si rendono conto che il loro lavoro e' di controllare e non di rovinare le aziende? Possibile che i nostri cari politici non se ne rendano conto? Questa Italia non mi piace proprio piu', e non solo per la crisi, perche' non mi lascia piu' lavorare, non si accontenta nemmeno di prendersi piu' del 50% dei miei guadagni, vuole rovinarmi, e farmi sentire impotente di fronte ai perfetti burocrati gran signori delle tasse. Certo che se fossero al posto di noi imprenditori italiani con il loro atteggiamento e la loro elasticita' mentale farebbero grandi affari!! Chi giudica loro????

Anonimo,  14 novembre 2010 10:34  

questa lettera contiene l' invito, rivolto a tutti coloro che fossero interessati ad accoglierlo, ad inviarci una lettera con le loro esperienze, con la descrizione delle loro situazioni, con l'esposizione dei loro problemi. Noi saremo ben lieti di mettere a disposizione la piattaforma di Rischio Calcolato per diffonderle come abbiamo fatto con questa lettera
se a farsi sentire saranno sempre e solo le grandi aziende, sarà stata (anche) colpa nostra se solo loro sarannno nei pensieri di una classe politica. Categoria che possiamo anche non amare, ma che ha, comunque, la possilità di decidere le regole alle quali NOI dovremo sottostare
Roberto67

Anonimo,  14 novembre 2010 13:55  

"Categoria che possiamo anche non amare, ma che ha, comunque, la possilità di decidere le regole alle quali NOI dovremo sottostare"

Forse che è proprio questo il problema? Mica che decidere a smetterla di essere umili e umiliati schiavi la soluzione?

Hiei

ugo 14 novembre 2010 21:10  

quindi e' tutta colpa dei dipendenti pubblici.,......

purtroppo vviamo in un paese dove e' considerato giusto evadere le tasse,rubare nelle pubbliche amministrazioni, fare leggi personali,sfruttare il lavoro dipendente,dare agevolazioni fiscali sempre agli stessi, lasciare in esistenza corporazioni che in europa non esistono piu da anni,vengono agevolate le delocalizzazioni,e tanto altro........
e poi ora vi lamentate che dovete chiudere,
vi siete mai opposti a questo?

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